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Decreto dignità, effetti sui contratti a termine


Con il cosiddetto Decreto dignità (Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito nella Legge 9 agosto 2018, n. 96) si è  intervenuto principalmente su quattro macro aree: lavoro, gioco d’azzardo, delocalizzazioni e fisco. Ciò che andremo ad affrontare in questo articolo solo le novità che il decreto dignità ha portato nel mondo del lavoro e nella fattispecie nei contratti a termine.

Decreto dignità: le novità

Come detto precedentemente, uno degli aspetti caratterizzanti della nuova normativa, è rappresentato dalla modifica dell’art. 19 comma 1 del D.lgs. 81/2015. Il nuovo art. 19 prevede che la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato, possa avvenire solo ed esclusivamente per un periodo di durata non superiore ai 12 mesi.

La durata massima del contratto a tempo determinato si riduce a 24 mesi, contro i precedenti 36 mesi previsti dal Jobs Act. Inoltre i contratti a termine avviati dal 14 luglio 2018 rispettino i seguenti limiti:

  • Massimo 24 mesi di durata per tutti i rapporti intercorsi con il medesimo datore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale, in luogo del precedente limite imposto dal Jobs Act pari a 36 mesi;
  • Limite di 4 proroghe nell’arco di 24 mesi, invece delle 5 imposte dal vecchio regime;
  • Al superamento dei 12 mesi, sia per effetto di un unico contratto che di una o più proroghe, il rapporto dev’essere giustificato da apposite esigenze aziendali.

Il contratto può avere una durata superiore ai 12 mesi solo in presenza delle seguenti causali.

  • Esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività
  • Ragioni sostitutive
  • Esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili della attività ordinaria

Le medesime causali devono altresì giustificare qualsiasi rinnovo, anche se per effetto dello stesso non si superi il tetto dei 12 mesi. L’omissione delle causali comporta la conversione del rapporto a tempo indeterminato.

Proroghe e rinnovi

Per le assunzioni effettuate prima del 01/11/2018, a seconda del momento della proroga o del rinnovo si ricade nella precedente disciplina che prevedeva una durata massima dei contratti a termine di 36 mesi, un numero massimo di proroghe pari a 5 e l’assenza di causali giustificative.

Per quanto concerne le proroghe, un rapporto di lavoro a tempo determinato può essere liberamente prorogato solo nel periodo massimo dei 12 mesi, in caso contrario la proroga dovrà essere sostenuta da una delle ragioni previste dal comma 1 dell’art. 19.  Il numero massimo delle proroghe passa da 5 a 4 nell’arco dei 24 mesi, e quindi il contratto a tempo determinato si considererà a tempo indeterminato a partire dalla data di concorrenza della quinta proroga (non più la sesta).

Le nuove ragioni giustificatrici di proroghe e rinnovi, non trovano applicazione per le attività stagionali, per il personale artistico e tecnico delle Fondazioni di produzione musicale e le altre casistiche previste dall’art. 29 del D.lgs. 81/2015, nonché alle “start-up innovative” previste dall’art. 25 della Legge n. 221/2012 per il periodo di quattro anni dalla loro costituzione o per il “riproporzionamento” di tale periodo previsto dalla stessa norma per le società già costituite.

 

 

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ESTERO

One commento su “Decreto dignità, effetti sui contratti a termine

  1. Tobefreenow on

    Peccato che qui in Calabria se casomai mettono in regola con un contratto di lavoro, il lavoro effettivo e la paga non è come da contratto :”se ti va bene è così, se no trovo altri che vengono a lavorare a queste condizioni” mi sono sentita dire

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