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Smart working: in che consiste il lavoro flessibile da casa


Smart working: in che cosa consiste il lavoro da casa. Lo smart working, o lavoro agile, è una realtà professionale sempre più necessaria della società moderna ma che in Italia ha stentato a decollare. È innegabile che le innovazioni tecnologiche abbiano un impatto altamente trasformativo nella società, e l’avvento dei dispositivi mobili, di una vita sempre connessa – spesso all’ insegna dei social network – arriva a cambiare moltissimi aspetti della vita, incluso il modo in cui lavoriamo.

Se prima lo standard era quello di recarsi sul posto di lavoro e trascorrervi un determinato numero di ore, adesso che possiamo rimanere in contatto con colleghi e datori di lavoro in ogni momento la mobilità diventa un fattore costitutivo dell’esperienza lavorativa.

Smart working: in cosa consiste

Per smart working s’intende una modalità di lavoro (dunque non una tipologia di contratto) secondo la quale una parte dell’attività professionale viene svolta al di fuori dell’azienda. Può trattarsi di un pomeriggio, alcuni giorni a settimana, sempre o qualsiasi altro periodo di tempo in cui il lavoratore esce dai locali aziendali e rimane attivo tramite dispositivi mobili (laptop, cellulare, tablet) senza avere una postazione fissa.

La condizione essenziale è che l’attività prestata ovviamente si inserisca sempre nel rapporto di lavoro subordinato, senza superare i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale stabiliti per legge.

 

Vantaggi e svantaggi

Come ogni innovazione anche lo smart working produce una serie di vantaggi/svantaggi sia per aziende che per i lavoratori.

Per le aziende, infatti, vengono ridotti i costi in quanto si riduce il volume del cartaceo, sono necessari spazi più piccoli e aumenta la produttività. Per i datori, poi, l’offerta di lavoro da remoto ai propri dipendenti diventa uno strumento di fidelizzazione, perché consente a questi di poter trascorrere più tempo vicino ai propri cari, o di guadagnarne per seguire altri interessi personali.

I lavoratori, infatti, riducono il tempo, i costi e lo stress degli spostamenti necessari per recarsi al lavoro, senza contare che viene minimizzato l’antagonismo tra colleghi. Questi fattori possono migliorare la qualità della vita, perché si guadagna tempo da poter dedicare ad altre attività e svaghi.

Italia pratica ancora poca diffusa

Se andiamo a confrontare le cifre della diffusione dello smart working nei principali paesi europei ci accorgiamo che l’Italia è fanalino di coda. C’è da dire che lo smart working è stato disciplinato normativamente da una legge dello Stato, la 81/2017,il Jobs Act sul lavoro autonomo recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Uno dei motivi della poca diffusione dello smart working sembra da ricercarsi in un approccio piuttosto cauto da parte delle aziende, ma anche dei lavoratori, che spesso vedono l’allontanamento dal posto di lavoro come anticamera del licenziamento oppure temono che il lavoro fuori dall’ufficio finisca per coinvolgere eccessivamente anche la propria vita privata. Un’altra ragione che può spiegare l’insuccesso è legata ai tempi molto stretti dell’operazione.

 

 

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