Lavoro all’estero: le professioni più richieste


Cercare lavoro all’estero non è più un’optional

Varcare i confini nazionali per assicurarsi un lavoro all’estero sembra essere diventata una necessità per gli italiani. Nonostante le promesse di attuare  riforme strutturali nel mondo del lavoro del ministro del Lavoro, Di Maio, gli italiani  sembrano avvertire una totale sfiducia nel mondo della politica. La realtà del lavoro in Italia, attualmente, è paragonabile ad un quadro a tinte fosche e dai contorni sempre meno definiti. Quindi, meglio correre ai ripari e  costruirsi una valida e lungimirante alternativa fuori dai confini del nostro Paese. Il  “Rapporto italiani nel mondo” del 2017 che ogni anno viene redatto dalla Fondazione “Migrantes” sulla base dei dati AIRE (Anagrafe italiana residenti all’estero) è inequivocabile:  circa l’8% del totale della popolazione italiana risiede regolarmente all’estero, ossia 4.973.942 persone. Solo nell’ultimo anno, oltre 250.000 italiani sono andati via dal Belpaese per cercare lavoro all’estero. Numeri da secondo Dopoguerra.

I motivi che spingono gli italiani ad andare via dall’Italia

I motivi che spingono giovani e professionisti a cercare lavoro all’estero sono di varia natura. Innanzitutto l’esigenza di trovare un impiego con contratto regolare con annesso riconoscimento di tutti i diritti e doveri, che dia concretezza a progetti di vita. Molto importante è il bisogno di volersi confrontare con uno scenario internazionale di ampio respiro che permetta loro di arricchirsi umanamente e professionalmente. Altra ragione è  di  ricevere uno stipendio a misura di professionista. Il fattore economico non è la sola molla che spinge per l’allontanamento dall’Italia. C’è la  gratificazione umana e la consapevolezza di veder riconosciute le proprie abilità in un contesto meritocratico per un veloce avanzamento di carriera. In ultima analisi, c’è la crescente disaffezione verso la politica ed ad una gerontocrazia che tarpa le ali alle legittime aspirazioni dei giovani italiani.

Le professioni più richieste all’estero

Per i profili qualificati, basandoci sui dati emersi dall’analisi della BBC sull’indagine dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (Ocse) le professioni più richieste per lavorare all’estero sono:

  • Infermieri, cercati in ben 20 Paesi;
  • Ingegneri meccanici, richiesti in Paesi in via di sviluppo come Brasile, India e Australia, ma anche in Austria, Danimarca, Francia, Germania, Spagna e Svizzera;
  • Sviluppatori, programmatori ed esperti di elettronica, ricercati in Germania, Austria e Belgio;
  • Medici, molto richiesti soprattutto in Germania, Svizzera, Norvegia e India;
  • Analisti, tra i profili più ricercati in Europa, senza grandi distinzioni da nazione a nazione.
  • Commercialisti, ricercati in Grecia;
  • Dentisti, per i quali l’offerta si concentra maggiormente in Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, India, Svezia e Singapore;
  • Psicologi, cercati soprattutto dai Paesi del Nord Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia), dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda;
  • Farmacisti, anch’essi richiesti dai Paesi del Nord, ma anche dagli ospedali e istituti di ricerca di Slovenia, Singapore e Canada;
  • Chimici, un futuro roseo e gratificante anche dal punto di vista economico li aspetta in Brasile, Inghilterra, Sudafrica, Singapore, Norvegia ,Nuova Zelanda, Irlanda, Ungheria e Australia;
  • Ingegneri petroliferi, ricercati in Sudafrica e Singapore, Brasile e Australia;
  • Audiologi e logopedisti, scarseggiano in Nuova Zelanda, Singapore, Finlandia, Australia e Irlanda;
  • Fisioterapisti, molto forti in Stati Uniti, Singapore, Canada e Australia;
  • Chef, quelli italiani sono apprezzati soprattutto in Belgio, Inghilterra, Norvegia, Nuova Zelanda e Canada;
  • Insegnanti, soprattutto quelli di Storia dell’arte. Essendo l’Italia un Paese conosciuto all’estero per la bellezza e l’unicità del suo patrimonio artistico notevole, è soprattutto in Australia e in Canada che queste figure vengono apprezzate.

Requisito imprescindibile per un’esperienza di lavoro all’estero rimane sempre la conoscenza della lingua, almeno quella inglese.

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